giovedì 9 novembre 2023

La storia di Deucalione e Pirra, il mito del Diluvio Universale secondo i Greci

Deucalione e Pirra ricreano l'umanità lanciando pietre dietro di se come nel mito classico: stile fotorealistico come se fosse un telegiornale 

Il mito di Deucalione e Pirra racconta la versione greca del diluvio universale. Protagonisti sono Deucalione, figlio di Prometeo, e sua moglie Pirra.

Secondo il mito, gli uomini si erano allontanati dagli dei ed erano diventati empi e malvagi. Zeus, re degli dei dell'Olimpo, decise allora di punirli inviando un grande diluvio per cancellare la razza umana dalla faccia della Terra.

Le Fonti del mito

Nelle Opere e i Giorni di Esiodo (VII secolo a.C.) si fa cenno al diluvio come quinto evento nella successione delle età dell'uomo. Zeus vuole porre fine all'età degli uomini di bronzo, empi e violenti.

Pausania riporta che secondo la tradizione di Ftia, in Tessaglia, Deucalione era figlio di Prometeo e re del paese. Sua moglie era Pirra, figlia di Epimeteo. Erano gli unici giusti rimasti fra gli uomini.

La Fonte Primaria: Ovidio e le "Metamorfosi"

La versione più completa del mito si trova nelle "Metamorfosi" di Ovidio, il poeta romano del I secolo a.C. In questo poema epico, Ovidio narra la storia di Deucalione e Pirra nel contesto più ampio delle trasformazioni divine e delle metamorfosi. Deucalione è descritto come il figlio di Prometeo.

Il mito è narrato estesamente e Prometeo, prevedendo la collera divina, consiglia al figlio Deucalione di costruire una nave capace di resistere al diluvio imminente. Deucalione obbedisce e vi imbarca semente di ogni specie vivente.

Le Voci Antiche: Apollodoro e Igino

Altre fonti che forniscono informazioni sul mito includono le opere di Apollodoro e Igino. Apollodoro, un bibliotecario greco del II secolo a.C., offre dettagli sulla genealogia di Deucalione e Pirra nel suo "Biblioteca"e specifica come Deucalione abbia salvato anche animali su consiglio di sua madre Climene. Igino, un mitografo romano del I secolo d.C., presenta una versione del mito nei suoi "Miti" dove aggiunge che l'arca si fermò sulle cime del Tespiaco in Beozia.

Le Fonti Medievali

Oltre alle fonti greche e latine antiche, il mito di Deucalione e Pirra viene riportato anche da alcune opere medievali:

  • Nelle Etimologie di Isidoro di Siviglia (VII secolo d.C.) si trova una breve menzione del diluvio di Deucalione.

  • Nella Gesta Romanorum (XIII-XIV secolo), raccolta di novelle ad uso dei predicatori, è presente la versione del mito.

  • Boccaccio ne parla nella Genealogia Deorum Gentilium (1350-1374).

  • Geoffrey Chaucer inserisce Deucalione e Pirra nel Legend of Goode Women (1386 circa).

  • Nel XIV secolo l'anonimo poema inglese Ovide Moralisé, adattamento moraleggiante delle Metamorfosi di Ovidio, dedica un capitolo al mito.

  • La Postilla Super Genesis di Nicola di Lira (XIII secolo) accosta il diluvio di Deucalione a quello biblico di Noè.

Queste fonti medievali non aggiungono particolari dettagli nuovi rispetto alle versioni greche e latine antiche, ma servirono a tramandare e diffondere ulteriormente la conoscenza del mito nel Medioevo europeo, anche a fini religiosi e didattici per paragonare il racconto ellenico a quello biblico delle Sacre Scritture.

 La ricostruzione completa del mito basandosi su tutte le fonti disponibili

In un'epoca lontana e mitica, l'umanità era immersa in una corruzione così profonda da attirare l'ira degli dèi. Zeus, il sovrano celeste, decise di porre fine a questa malvagità tramite un diluvio di proporzioni epiche. La sua decisione divina fu annunciata con un decreto che avrebbe sottoposto l'intera terra al dominio selvaggio delle Erinni.

L'annuncio di Zeus suscitò diverse reazioni tra gli abitanti del cielo e della terra. Alcuni dèi approvarono l'intervento, riconoscendo la necessità di porre fine al male dilagante. Altri accettarono semplicemente la volontà del loro sovrano, limitandosi ad acconsentire senza esprimere un giudizio definitivo.

Tuttavia, nel cuore di questa drammatica decisione, sorse un'angoscia diffusa tra gli dèi e gli esseri mortali. La popolazione temeva il futuro di una terra senza mortali, il silenzio negli altari senza offerte e l'incerto destino del mondo, forse abbandonato alle fiere senza il tocco umano.

Il timore di Zeus, che il fuoco sacro avrebbe potuto incendiare l'etere e distruggere l'intero creato, portò il dio a modificare il suo piano originale. Invece di scagliare i fulmini, decise di annientare il genere umano attraverso un diluvio proveniente da ogni angolo del cielo.

Deucalione era figlio di Prometeo, il titano che aveva regalato agli uomini il fuoco rubandolo agli dei dell'Olimpo. Aveva sposato Pirra, figlia di Epimeteo. Nonostante le origini divine, i due vivevano in modo semplice a Ftia, in Tessaglia. 

Prometeo, consapevole della vendetta imminente di Zeus, avvertì Deucalione del pericolo imminente e lo esortò a prepararsi. Deucalione, seguendo il consiglio di suo padre, costruì un'arca per se stesso e per la moglie Pirra. La coppia, dotata di virtù e saggezza, si preparò per il diluvio imminente.

Nettuno, il possente dio del mare e fratello di Zeus, fu chiamato per eseguire la volontà divina. Convocò i fiumi e ordinò loro di liberare le loro acque, travolgendo ogni cosa sulla loro strada. Il suo tridente, simbolo del potere marino, colpì la terra, facendola tremare e aprendo un varco per un fiume di acqua incontenibile.

I fiumi, straripando con impeto, irruppero nella vasta campagna travolgendo ogni cosa sul loro cammino. Seminati, piante, greggi e persino uomini furono inghiottiti dalla furia delle acque. Le onde tumultuose non risparmianrono nulla, penetrando nelle case, abbattendo tetti e sommergendo santuari sacri.

Anche le poche abitazioni che resistevano alla violenza delle acque non poterono sfuggire completamente al loro abbraccio. Sebbene alcune case avessere retto, la forza dell'acqua le sommerse fino alle cime, mentre le torri scomparirono nella stretta presa dei gorghi.

La distinzione tra mare e terra si dissolse, lasciando dietro di sé un panorama uniformemente coperto d'acqua, un mare senza limiti. Un uomo guidava la sua imbarcazione verso una collina emergente, mentre un altro remava su un rudimentale scafo che una volta rea un aratro. Altri navigavano tra i campi sommersi o sul tetto di una villa precedentemente fiorente, catturando pesci dalle cime degli alberi.

L'ancora poteva conficcarsi casualmente nel verde dei prati, la chiglia poteva sfiorare le vigne appena sotto la superficie. Dove un tempo pascolavano caprette agili, ora giacevano foche con corpi informi. Sott'acqua, le Nereidi, divinità del mare tranquillo e benigne agli uomini, osservavano con stupore boschi, città e case, mentre i delfini si aggiravano tra gli alberi scossi dalla corrente.

Un lupo trascinato dalla corrente nuotava tra greggi di pecore, mentre leoni e tigri lottavano invano contro la forza dell'acqua. I cinghiali non potevano sfruttare la loro forza fulminea, e gli agili cervi  erano travolti senza speranza. Gli uccelli, esausti dopo aver cercato invano una terra su cui posarsi, precipitavano stremati in mare.

La furia del mare si riversò sulle alture, con onde che si infrangevano contro i picchi dei monti in una scena mai vista. La maggior parte degli uomini fu travolta dai marosi, e coloro che sopravvissero furono alla mercé del digiuno, privati di cibo dalla lunga inondazione.

I giorni di tempesta furono seguiti da notti oscure e silenziose, con il fragore delle onde che copriva ogni suono. La furia del mare si estese fino alle alture, coprendo i picchi montuosi con il suo manto implacabile. L'umanità, incapace di resistere alla tempesta e priva di cibo, fu travolta dalla forza distruttiva delle acque.

All'apice della devastazione, Zeus decise che era giunto il momento di porre fine al diluvio. Tritone, il messaggero del mare, sollevò la sua conchiglia sonora e soffiò un suono potente. La melodia echeggiò attraverso il cielo, segnalando la ritirata delle acque. L'abisso, che aveva inghiottito ogni cosa, iniziò a cedere terreno, restituendo la terraferma al suo posto.

I fiumi, ritirandosi, svelarono di nuovo i rilievi del terreno, mentre il mare ripristinò la linea di costa e i letti fluviali accolsero di nuovo le acque, anche se ancora rigonfie. La terra emerse gradualmente e i luoghi riacquistarono vita man mano che le acque diminuivano. Dopo la lunga notte, i boschi mostrarono le loro cime spoglie sostenendo ancora residui di fango sui rami.

Il mondo tornò alla sua condizione originaria. Deucalione, osservando la desolazione che si estende nelle distese vuote, si rivolse a Pirra con gli occhi umidi di lacrime. "Sorella mia, moglie mia, unica donna superstite, siamo ora l'intera popolazione di tutte le terre, da levante a ponente. Il mare ha preso tutto il resto. Non possiamo ancora sentirci completamente al sicuro. La visione di quelle nuvole spaventose continua a offuscare la mia mente.

Immagina, poverina, quale sarebbe il tuo stato d'animo se avessi scampato alla morte senza nemmeno me. Come potresti sopportare la paura da sola? Con chi potresti condividere il tuo dolore? Credimi, se il mare avesse inghiottito anche te, ti avrei seguito, moglie mia, e il mare avrebbe inghiottito anche me.

Oh, se solo avessi la capacità di mio padre, di plasmare la terra e darle vita, potrei rifare interi popoli! Ora il genere umano è ridotto a noi due, agli occhi degli dei siamo gli unici esemplari rimasti."

Parlò mentre scorrevano le lacrime. I due decisero allora di pregare le potenze celestiali e cercare aiuto dal sacro oracolo. Si avvicinarono alla corrente del Cefìso, ancora torbida ma che scorreva nel suo letto consueto. Prelevarono dell'acqua e la spruzzarono su capo e vestiti, quindi si diressero verso il tempio di Temi. Il tetto del tempio era sporco di muschio pallido, e sugli altari non c'era fuoco.

Giunti ai gradini del tempio si gettarono in ginocchio, chinandosi fino a toccare il suolo, baciando con timore la pietra gelida. Dissero: "Se le divinità si placano davanti alle giuste preghiere, se l'ira degli dei si calma, o Temi, dicci con quale mezzo possiamo rimediare alla rovina della nostra specie, soccorri il mondo sommerso."

La dea si commosse e pronunciò il suo responso: "Andando via dal tempio, copritevi il capo, slacciate le vesti e gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre." I due rimasero ammutoliti dallo stupore per molto tempo. Poi Pirra fu la prima a rompere il silenzio, rifiutandosi di obbedire e pregando con voce tremante la dea di perdonarla perchè aveva paura di offendere il ricordo di sua madre, disperdendo le sue ossa.

Continuarono ancora a ripetersi le parole oscure e tenebrose del responso dentro di sé, riflettendoci sopra. Improvvisamente, Deucalione, figlio di Prometeo, consolò la figlia di Epimeteo: "Forse m'inganno, ma forse ho capito, e il responso non è empio né ci esorta a nessun sacrilegio. La grande madre è la terra; per ossa, penso, vanno intese le pietre che giacciono nel corpo della terra. Sono queste che dobbiamo gettarci dietro le spalle."

La figlia del Titano fu scossa dall'interpretazione del marito, ma non osavano quasi neanche sperare, trovando questo consiglio divino incredibile. Tuttavia, cosa c'era di male nel tentare? Si incamminarono, si velarono il capo, slacciarono le vesti e lanciarono sassi dietro di loro ubbidendo al responso e seguendo le proprie orme. I sassi, incredibilmente, cominciarono a perdere la loro fredda durezza, ammorbidendosi gradualmente e prendendo forma. Crescendo, divennero più teneri, fino a rivelare forme umane ancora indefinite, simili a statue appena abbozzate nel marmo. Successivamente, iniziando dalle parti più umide e fangose, queste parti cominciarono a trasformarsi in corpo; ciò che era solido e impossibile da piegare si trasformò in ossa, e quelle che erano vene della pietra rimasero vene dove scorreva il sangue.

In breve tempo, per volontà degli dei, i sassi scagliati dalla mano di Deucalione assunsero l'aspetto di uomini, e da quelli lanciati da Pirra rinacquero donne. Per questo siamo una razza robusta e adattata alle fatiche, e le nostre azioni testimoniano la nostra origine.

Epilogo del mito

La nuova umanità, derivante da questo miracolo divino, portava con sé la memoria della devastazione passata e la consapevolezza della responsabilità che gravava su di loro.

Un Confronto tra Deucalione e Pirra, e Noè: Diluvi, Arche e Rinascite

Le leggende di Deucalione e Pirra nella mitologia greca e di Noè nell'Antico Testamento condividono una trama comune di diluvio e sopravvivenza, ma si differenziano nelle loro sfumature teologiche, culturali e simboliche.

Le Origini del Diluvio: Giustizia Divina vs Pentimento Divino

  • Deucalione e Pirra: Il diluvio greco è scatenato dalla giustizia divina di Zeus, rispondendo alla corruzione umana. Deucalione e Pirra, scelti per la loro virtù, sono guidati attraverso le acque tumultuose da Temi, la dea della giustizia.

  • Noè: Nel racconto biblico, il diluvio è una risposta divina al pentimento di Dio di fronte alla malvagità umana. Noè, un uomo giusto agli occhi di Dio, è incaricato di costruire un'arca per preservare la vita sulla Terra.

Costruzione delle Arche: Guida Divina e Obbedienza Umana

  • Deucalione e Pirra: Con il consiglio degli dèi, Deucalione e Pirra costruiscono un'arca in preparazione al diluvio. La guida divina e la loro obbedienza sono essenziali per la sopravvivenza.

  • Noè: Noè, avvertito direttamente da Dio, segue le istruzioni divine per la costruzione dell'arca. La sua obbedienza totale a Dio è fondamentale per la sua famiglia e per la sopravvivenza di tutte le specie.

Scopo dell'Arca: Sopravvivenza vs Rinnovamento

  • Deucalione e Pirra: L'arca di Deucalione e Pirra è concepita principalmente per la loro sopravvivenza. La loro discendenza viene successivamente garantita attraverso il lancio delle pietre consacrate.

  • Noè: L'Arca di Noè è progettata per ospitare Noè, la sua famiglia e una coppia di ogni specie animale. Il suo scopo è non solo la sopravvivenza, ma anche il rinnovamento della creazione.

Conseguenze del Diluvio: Rinascite e Nuovi Inizi

  • Deucalione e Pirra: Dopo il diluvio, il lancio delle pietre dietro di loro simboleggia la rinascita dell'umanità. La nuova generazione emerge dalle pietre consacrate, segnando un nuovo inizio.

  • Noè: Il diluvio biblico segna un nuovo inizio con un patto tra Dio e Noè. Dopo il diluvio, Dio promette di non distruggere mai più tutta la terra con un diluvio, stabilendo l'arcobaleno come simbolo di questa promessa.

Rilevanza Teologica e Simbolica: Giustizia e Promessa Divina

  • Deucalione e Pirra: La leggenda greca riflette la giustizia divina e l'importanza di mantenere l'equilibrio attraverso la purificazione. Il lancio delle pietre simboleggia la rinnovata connessione tra l'umanità e la terra.

  • Noè: Nel contesto biblico, il diluvio è una manifestazione della giustizia e, contemporaneamente, della promessa divina di non distruggere più la Terra in questo modo. L'Arca rappresenta la salvezza attraverso la fede e la promessa divina.

Conclusioni

Mentre entrambe le leggende condividono il tema del diluvio e dell'arca, differiscono nelle loro prospettive culturali e teologiche. Il mito di Deucalione e Pirra enfatizza la giustizia divina e la rinascita attraverso la connessione con la terra, mentre il racconto di Noè sottolinea la promessa divina e la salvezza attraverso la fede. Entrambe, tuttavia, offrono preziose riflessioni sulla resilienza umana e la speranza di un nuovo inizio dopo la tempesta.

 

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