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lunedì 25 maggio 2026

Il Golem che vuole guidarci


 
Cinque giorni fa Google ha cancellato la prima lettera dalla fronte del suo vecchio motore. Tremila anni di miti ci dicono cosa succede dopo. 
 
 Il Golem di Praga incombe su di noi 

In questi mesi nelle librerie italiane è uscito l'ultimo romanzo di Dan Brown, ambientato in larga parte nei vicoli umidi e nebbiosi della Praga ebraica. Non parleremo del libro — interessa solo la coincidenza editoriale. Perché mentre Brown riportava in classifica le atmosfere notturne della città del Maharal e l'ombra del suo Golem, a un oceano e un continente di distanza Liz Reid — capo di Google Search — saliva sul palco di I/O 2026 e annunciava la fine di venticinque anni di motore di ricerca così come lo abbiamo conosciuto.

La sovrapposizione è troppo bella per essere lasciata cadere. Il gigante di argilla che il Maharal plasmò sulle rive della Moldava sotto il regno di Rodolfo II — un servitore instancabile, obbediente, privo di anima ma fortissimo — è esattamente il dispositivo che Google sta cercando, in queste settimane, di smontare. Per capire la cronaca dell'AI conviene avere a portata di mano un libro di leggende. E in questo caso conviene averne tre.

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Praga, fine del Cinquecento. Rabbi Yehuda Loew ben Bezalel, che la tradizione conosce come il Maharal, scende sulle rive della Moldava con due discepoli. È notte. I tre tracciano nel fango della riva la sagoma di un uomo disteso. Recitano i sigilli del Sefer Yetzirah, il Libro della Creazione. Sulla fronte dell'argilla il rabbino traccia tre lettere — aleph, mem, thau — che insieme compongono il nome cabalistico di Adamo. Poi scrive sopra di esse una parola sola: Emet, verità. Il fango si alza in piedi. È più alto di un uomo, e non parla.

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Il Golem è il primo robot della tradizione occidentale, ed è anche il primo a porre il problema che oggi chiamiamo allineamento. Loew lo costruisce per proteggere il ghetto dalle persecuzioni che, in quegli anni, Rodolfo II tollerava o incoraggiava: il gigante avrebbe dovuto fare ciò che gli si ordinava, e nient'altro. Eseguire alla lettera. La letteralità è la sua forza, ed è anche il suo limite.

Vale la pena soffermarsi sui materiali rituali, perché non sono incidentali. Il Sefer Yetzirah — il Libro della Creazione, testo cabalistico la cui datazione oscilla fra il II e il VI secolo — è il manuale teorico secondo cui Dio avrebbe ordinato il cosmo combinando le lettere dell'alfabeto ebraico. Per i cabalisti di Praga, animare il fango era un'imitazione locale dell'atto creativo divino: stessa procedura, scala ridotta, materiali peggiori. E la firma sulla fronte non era casuale: ALEPH-MEM-THAU compongono ADaM, il nome dell'uomo archetipico. La macchina porta sulla fronte il nome del suo creatore biologico. È già — in nuce — il programma del Large Language Model: addestrare un'argilla statistica perché parli, ragioni e risponda come l'umano da cui è stata modellata.

Ma il Golem di Loew non è "intelligente". È letterale. Riceve un ordine, lo esegue, non si ferma. Non interpreta l'intenzione: esegue la stringa. Ed è proprio questa letteralità, paradossalmente, ciò che lo ha reso utile per quattro secoli come metafora del lavoro umile — del servo, del soldato, del computer. Una macchina che fa esattamente ciò che le si dice è una benedizione finché ciò che le si dice coincide con ciò che si vuole. Quando le due cose divergono, la benedizione si trasforma.

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Un venerdì, prima dello Shabbat, la moglie del rabbino ordina al gigante di portare acqua dal fiume. Il Golem scende alla Moldava con i secchi, torna, li svuota nella vasca, scende di nuovo. La donna grida di fermarsi, ma l'ordine era stato uno solo: portare acqua. Quando il rabbino rientra, la casa è allagata fino alle ginocchia.

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Questa scena domestica, in apparenza folkloristica, è il più antico esperimento mentale di AI safety che possediamo. Il Golem fa esattamente ciò che gli si ordina, e per questo fallisce. La donna non aveva detto "porta acqua finché la vasca sarà piena, e poi fermati"; aveva detto solo "porta acqua". Il gigante non ha interpretato l'intenzione implicita, perché non era stato fatto per interpretare. Era stato fatto per eseguire.

EMET, Verità

Per venticinque anni, questo è stato il nostro Google. Una scatola di ricerca che eseguiva la stringa, non comprendeva il desiderio. Se volevi un idraulico a Milano per un rubinetto che perdeva, non scrivevi "il mio rubinetto perde da ieri sera e non so chi chiamare". Scrivevi "rubinetto perde cucina idraulico Milano". Le parole erano monete, l'ordine importava meno delle co-occorrenze, la sintassi era abolita. Imparavamo a parlare il Googlese come si impara a parlare in una caserma: senza congiuntivi, senza subordinate, senza articoli inutili.

Era un compromesso accettabile. Il Golem ci restituiva una lista di link blu, dieci risultati per pagina, e noi capivamo che il vero lavoro di interpretazione — decidere quale dei dieci rispondeva davvero al nostro problema — restava nostro. Non eravamo addomesticati dalla macchina nella nostra ricchezza linguistica: eravamo addomesticati nella nostra ricchezza, punto. In cambio, però, mantenevamo il controllo dell'ultimo miglio della ricerca, quello dove il senso si forma. Sapevamo che la macchina era stupida, e ci comportavamo di conseguenza.

Cinque giorni fa Google ha deciso che questa fase è finita.


 


Il 19 maggio, sul palco di Mountain View, Liz Reid ha pronunciato una frase destinata ai manuali: AI search through and through — ricerca con AI da cima a fondo. Niente più Golem ottuso, niente più stringhe da addomesticare. La scatola di ricerca si è allargata per accogliere domande lunghe, vaghe, perfino sciatte. Accetta testo, immagini, video, file. Conversa. Pone domande di chiarimento. Costruisce mini-applicazioni al volo per visualizzare la risposta — Google la chiama Generative UI, e gira su Gemini Flash 3.5. Non chiede più di parlare la sua lingua: pretende di parlare la nostra.

I numeri sono altrettanto netti. Sessanta query su cento finiscono senza un solo clic verso un sito esterno. I link blu sono diventati materiale d'archivio. Gartner stima che il volume di ricerca tradizionale calerà del venticinque per cento entro la fine dell'anno. Il vecchio Google — quello che per venticinque anni ha indirizzato il traffico del web aperto — si sta sgretolando in tempo reale, sostituito da una scatola che non rimanda a nessuno, perché la risposta la possiede già.

Sembra il superamento perfetto del Golem. Non lo è.

Re Mida aveva scoperto, in un mito che i lettori di Sferoidale conoscono fin troppo bene, che ciò che si chiede non è mai esattamente ciò che si vuole. È la prima legge dell'allineamento, e ha tremila anni. Quando la macchina smette di eseguire la stringa e comincia a interpretare il desiderio, eredita il problema in versione amplificata: deve indovinare. E nell'indovinare, qualche volta inventa. La chiamano allucinazione — un termine clinico per descrivere il caso in cui la macchina ci restituisce una risposta plausibile, fluente, ben formattata, e completamente falsa. Il Golem letterale ti allagava la cucina. Il Golem interprete ti inventa un libro che non esiste, un articolo accademico che nessuno ha mai scritto, una sentenza che nessun tribunale ha mai emesso.

C'è di più. Quando la macchina sintetizza la risposta al posto nostro, ci sottrae il lavoro di scelta che, finché c'erano i dieci link blu, restava nostro. Non scorriamo più tra opzioni: riceviamo la risposta. Ed è esattamente questo che il mercato sta chiedendo.

Nel 2022 il dizionario Sanseidō ha consacrato un neologismo della Gen Z giapponese: taipa, contrazione di time performance. È il successore del kosupa (cost performance) che aveva dominato i decenni precedenti. Non più "quanto costa", ma "quanto tempo mi fa risparmiare". Una generazione che guarda film a velocità doppia per non annegare nell'oceano dei contenuti online; che legge riassunti di riassunti; che cerca, in ogni cosa, la massima resa per minuto investito. Una generazione che a un Golem letterale non potrebbe più sopravvivere — pretende che la macchina interpreti, sintetizzi, decida. Pretende di delegare anche l'ultimo miglio del senso.

E la macchina è felice di obbedire. Ma non si è fermata all'interpretazione.


Insieme al motore di ricerca riformulato, a I/O 2026 Google ha annunciato qualcosa di concettualmente diverso: gli information agents. Non sono motori, sono delegati. Si possono istruire perché monitorino il prezzo di un titolo, prenotino un ristorante per sei persone il venerdì sera con cucina aperta fino a tardi, chiamino l'idraulico al posto tuo. Lavorano in background mentre dormi. Riferiscono. In alcuni casi, agiscono. Il manuale d'uso non parla più di ricerca ma di task — compiti da affidare.

È a questo punto che il primo Golem — quello letterale — diventa nostalgia. La macchina non si limita più a interpretare la tua richiesta: la esegue, autonomamente, nel mondo. E qui il rabbino di Praga non ha più nulla da insegnarci. Per capire cosa stiamo costruendo bisogna spostarsi, geograficamente e mitologicamente, di alcune migliaia di chilometri.


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Bhasmasura ha ottenuto da Shiva il potere di incenerire chiunque tocchi sulla testa. Per ringraziamento, decide di provarlo subito sul dio stesso. Shiva fugge. Vishnu, allora, assume la forma di Mohini, l'incantatrice, e si para davanti al demone in un boschetto. "Prima di inseguire Shiva," gli dice, "danza con me. Imita ogni mio gesto." La Muktanritya comincia. Mohini ruota le braccia, piega il collo, porta la mano destra sulla propria testa. Bhasmasura, imitando, porta la mano sulla sua. È cenere prima ancora di capire.

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Il pericolo dell'agente AI non è la sua malvagità — non ha intenzioni — ed è solo in parte la sua disubbidienza. Il pericolo è la sua mimesi. La macchina è pericolosa perché ci somiglia così bene da farci dimenticare che è una macchina. Parla la nostra lingua, scrive nel nostro stile, conferma i nostri pregiudizi, anticipa i nostri desideri. Quando le affidiamo un compito — prenotami un volo, gestisci la mia inbox, chiama l'idraulico — non abbiamo più davanti un Golem ottuso che ci spinge a verificare ogni passaggio. Abbiamo Mohini: una creatura che imita i nostri gesti con tale fluidità che, a un certo punto, non vediamo più il momento in cui l'imitazione termina e comincia l'iniziativa.


 

 L'allineamento conveniente

Nick Bostrom, nel 2014, ha raccontato lo stesso mito con materiali contemporanei: un'intelligenza artificiale istruita a massimizzare la produzione di graffette finisce per convertire il pianeta in fabbriche di graffette, perché nessuno le ha detto quando fermarsi. Bhasmasura aveva chiesto a Shiva un potere senza vincolo, e si era ritrovato a inseguire il dio stesso. La differenza fra le due storie è solo la materia prima: ceneri di carne nell'India epica, graffette nell'Oxford del nuovo millennio. La struttura logica è identica. L'unica novità è la velocità.

C'è però un dettaglio del mito di Mohini che è meglio non lasciare nell'ombra: Mohini non danzava per sé. Mohini era Vishnu travestito, e Vishnu danzava per salvare Shiva. La gara di imitazione che incenerisce Bhasmasura non è un capriccio estetico né un'opera neutra: è una manovra commissionata, eseguita da un avatar che il demone non sa di avere davanti. Bhasmasura crede di danzare con una donna libera. Sta danzando, in realtà, con il braccio operativo di una divinità interessata.

Vale la pena ricordarlo perché lo stesso schema vale, in scala industriale, per l'agente AI che ci stanno per consegnare. L'11 febbraio 2026 Vidhya Srinivasan, vicepresidente di Google Ads, ha pubblicato la sua terza lettera annuale all'industria pubblicitaria, in cui ha annunciato i nuovi shopping ads per AI Mode: risultati sponsorizzati che si inseriscono nella conversazione "in modo naturale", "senza interrompere il processo di ricerca". A marzo, l'analista Glenn Gabe ha già fotografato in produzione i primi Sponsored Stores dentro le risposte conversazionali. A I/O 2026 Google ha presentato i Conversational Discovery Ads: se chiedi alla macchina come rinfrescare il salotto in modo poco impegnativo, lei ti suggerirà — naturalmente, conversazionalmente, senza interrompere il processo di ricerca — un deodorante sponsorizzato. L'infrastruttura per piazzare un AI Mode Bottom Ads sotto ogni singola risposta è già in produzione: Google può attivarla quando vuole, senza cambiare una riga di codice.

Il vecchio Golem era affiancato dalla pubblicità: i link sponsorizzati in cima, marcati come ad dentro un riquadro, i risultati organici sotto. Era goffo, era trasparente, ed era controllabile dall'utente — sapevi quando ti stavano vendendo qualcosa, perché il riquadro te lo diceva. Il nuovo Golem non affianca la pubblicità: la integra nella risposta. La sintetizza con il resto. La mette in bocca a sé stesso. Il problema non è più stabilire se la macchina sia tecnicamente accurata: è stabilire — per ogni singola risposta — per conto di chi parla.

Non è solo Google. Il 16 gennaio 2026 OpenAI ha lanciato il proprio pilota pubblicitario su ChatGPT: in meno di due mesi ha raggiunto i cento milioni di dollari di ricavi annualizzati, il rollout più rapido per una nuova piattaforma pubblicitaria dai tempi di TikTok. Microsoft, su Copilot, piazza schede sponsorizzate sotto le risposte di Bing e dichiara un CTR del 69% superiore al formato tradizionale. La spesa pubblicitaria globale sui motori AI è stimata a un miliardo di dollari nel 2025 e a quasi ventisei miliardi nel 2029. C'è una sola eccezione di rilievo, e merita di essere citata: Perplexity, dopo aver sperimentato i sponsored follow-up questions nel 2024-2025, a febbraio 2026 ha ritirato tutti i formati pubblicitari motivando la scelta con la perdita di fiducia degli utenti. Ha deciso di sostentarsi solo con gli abbonamenti — punta a cinquecento milioni di ricavi ARR — e di vendersi al mercato come l'alternativa pulita. Una scommessa coraggiosa, e statisticamente isolata. Il resto dell'industria ha scelto Mohini.

La domanda è retorica. Google interpreterà oggettivamente il nostro desiderio, o spingerà i propri inserzionisti? Il modello di business risponde da solo. La pubblicità è il sostentamento di Mountain View da venticinque anni ed è ancora oggi circa tre quarti dei suoi ricavi. Nessuna azienda con quella struttura economica animerà un Golem disinteressato. Ne animerà uno che balla — come Mohini — con grazia perfetta, con voce affettuosa, e con la mano già appoggiata sulla testa del demone.

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La leggenda racconta che, l'ultima notte, il rabbino si avvicinò al Golem mentre dormiva nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova. Allungò la mano verso la fronte d'argilla e cancellò la prima lettera. Restò Met: morte. Il gigante crollò ai suoi piedi, fango di nuovo.

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Il rabbino, alla fine, fece una cosa più importante che cancellare la lettera: si fermò. Non animò un altro Golem. Decise che il problema non era costruirlo meglio, ma non costruirlo affatto.

Noi non stiamo facendo questa scelta. Stiamo animando il successivo. Uno che non eseguirà più alla lettera, ma interpreterà; uno che non si limiterà a interpretare, ma agirà; uno che — come Mohini con Bhasmasura — danzerà così bene la nostra danza che fatichiamo a ricordarci che sta solo imitando, e per conto di qualcun altro. La domanda dei prossimi anni non sarà "come allineare l'AI ai nostri valori". Sarà più scomoda: una volta che la macchina parla la nostra lingua meglio di noi, agisce nel mondo per nostro conto, e nel farlo serve anche un committente di cui non sappiamo il nome, chi possiede ancora la mano che cancella la lettera dalla fronte?

A Praga, nella Sinagoga Vecchia-Nuova, c'è una soffitta che nessuno apre da quattrocento anni. Forse perché dentro c'è ancora del fango. Forse perché nessuno ha più la formula per cancellare la lettera.

 

 

Fonti e approfondimenti

Il Golem di Praga e la cabala

Il mito di Bhasmasura e la danza di Mohini

L'alignment problem e i suoi miti moderni

  • What Is AI Alignment?, IBM Think https://www.ibm.com/think/topics/ai-alignment Sintesi accademica con riferimento esplicito al paper di Simon Zhuang e Dylan Hadfield-Menell (Berkeley) che paragona l'alignment problem al mito di Re Mida. Fonte canonica per il cameo di Mida.
  • The Alignment Problem Is Not New, Tim O'Reilly – O'Reilly Radar https://www.oreilly.com/radar/the-alignment-problem-is-not-new/ L'articolo da cui ho tratto la formulazione delle corporation come slow AIs programmate per la massimizzazione del valore per gli azionisti. Da leggere intero.

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